Al bio meno del 3% dei finanziamenti europei e nazionali

Di   17 settembre 2018

Il bilancio e i numeri della trentesima edizione del Sana. Presentato al Salone internazionale del biologico e del naturale il rapporto “Cambia la terra”.

BOLOGNA – Crescono le superfici coltivate, aumentano i consumi, si differenzia l’offerta: da mercato di nicchia a mercato di massa, è questa la rivoluzione degli ultimi 30 anni per il mondo del biologico e del naturale. Con 1,9 milioni di ettari di terreni a coltura bio (+6,3% sul 2016, il 15,4% sul totale), più di 1.400 punti vendita specializzati e la GDO in crescita, il mercato risponde a una domanda che si fa di anno in anno più consapevole ed esigente, in cui
prodotti biologici e naturali rappresentano una scelta preferenziale per quasi un italiano su due.

Il bilancio uscito dal Salone internazionale del biologico e del naturale – SANA 2018 (dal 7 al 10 settembre a Bologna) è positivo, anche se non è possibile non evidenziare quanto si legge in un comunicato di Cambia la terra, progetto di Federbio con Isde-medici per l’ambiente, Legambiente, Lipu e Wwf: “Nei nostri campi, chi inquina viene pagato; è all’agricoltura che utilizza pesticidi, diserbanti e fertilizzanti sintetici che va la quasi totalità delle sovvenzioni europee e nazionali: in sostanza, i soldi pubblici servono per sostenere l’utilizzo della chimica di sintesi. La politica agricola comunitaria sovvenziona infatti per il 97,7% l’agricoltura convenzionale. E quando ai fondi Ue si aggiungono anche quelli italiani, il risultato non cambia: al biologico, che rappresenta il 14,5% della superficie agricola coltivata del nostro paese, va il 2,9% delle risorse. Anche senza tirare in causa i costi consistenti che l’utilizzo della chimica di sintesi e quindi l’inquinamento provocano sulla nostra salute e su quella dell’ambiente, è evidente che si tratta di una palese inversione della regola ‘chi inquina paga’”.