Bilancio Ue 2021-2027, proposti meno fondi per l’agricoltura

Di   3 maggio 2018

La Commissione trova le risorse per l’Unione a 27 senza Gb, ma tra le nuove priorità politiche non c’è la Pac, che potrebbe avere il 5% in meno di finanziamenti.

Il presidente delle commissione europea Jean-Claude Juncker (sx) e il commissario al Bilancio EU Guenther Oettinger / AFP PHOTO / Emmanuel DUNAND

“Un bilancio moderno al servizio di un’Unione che protegge, dà forza e difende”: con queste parole il 2 maggio la Commissione europea ha presentato la sua proposta di bilancio della nuova Unione europea a 27 (per l’uscita della Gran Bretagna) per il periodo 2021-2027. Complessivamente la Commissione propone un bilancio da 1.279 miliardi di euro, in impegni, espressi in prezzi correnti, ovvero tenendo conto dell’inflazione (equivalenti a 1.135 miliardi di euro espressi in prezzi del 2018); una cifra pari all’1,114% del reddito nazionale lordo dell’Ue a 27. Un po’ di più dei 1.087,1 miliardi di euro che erano stati stanziati per il quadro finanziario di bilancio in corso, 2014-2020, che rappresentava l’1,03% del reddito nazionale lordo dei Ventotto.

Un proposta che viene presentata come “pragmatica” e “moderna”, “una risposta onesta alle realtà di oggi”, che deve fare i conti con il significativo vuoto economico lasciato dalla Brexit. Che prova a fare di più con meno, confidando nel vento economico che ha ricominciato a gonfiare le nostre vele.

Quindi più fondi alla sicurezza, alle grandi infrastrutture, alla gestione delle frontiere, alla difesa, alla ricerca, all’innovazione, ai giovani, all’economia digitale, ma tagli all’agricoltura (37% del bilancio attuale). Gli Stati sono invitati ad agire insieme dove questo può portare efficienza e risparmi. In questa ottica, i finanziamenti alla politica agricola comune proposti dalla Commissione subiscono una riduzione del 5% circa.

Tempi

Ora la palla è nel campo del Parlamento europeo e del Consiglio. L’accordo dovrà arrivare prima delle elezioni del Parlamento europeo il prossimo anno.

Semplicità e snellezza

Si punta alla riduzione degli oneri burocratici a carico dei beneficiari e delle autorità di gestione mediante norme basate su un codice unico. Obiettivi più chiari e focus sui risultati. Oggi i fondi sono ripartiti tra un numero troppo elevato di programmi e strumenti all’interno e al di fuori del bilancio. La Commissione propone quindi di ridurre di oltre un terzo il numero dei programmi (passando dai 58 attuali a 37 in futuro), ad esempio riunendo in nuovi programmi integrati le fonti di finanziamento attualmente frammentate e razionalizzando l’uso degli strumenti finanziari, anche tramite il Fondo InvestEU.

Stato di diritto

I Paesi che non assicurano la salvaguardia e il rispetto dei diritti e delle libertà dell’uomo, insieme con la garanzia dello stato sociale, riceveranno meno fondi dall’Europa, in modo proporzionale alla gravità e alla portata delle carenze relative allo Stato di diritto (il pensiero della Commissione è rivolto a Polonia e Ungheria e alle loro politiche anti immigrazione).

Fonti di finanziamento del bilancio dell’UE

Le tradizionali fonti di finanziamento sono i contributi dei paesi membri, l’Iva, i dazi doganali, le multe applicate alle imprese che non rispettano la normativa europea. A queste si potrebbero aggiungere altri fonti di finanziamento: il sistema di scambio delle quote di emissioni d gas serra, un’aliquota di prelievo del 3% applicata alla nuova base imponibile consolidata comune per l’imposta sulle società, un contributo nazionale calcolato in base alla quantità di rifiuti non riciclati di imballaggi in plastica di ciascuno Stato membro (0,80 € al chilogrammo).

Il commento di Aproniano TASSINARI, presidente di UNCAI

Aproniano Tassinari, presidente di Uncai

“La proposta di bilancio 2021-2017 non contiene grandi sorprese. Occorreva affrontare in modo adeguato la nuova Unione a 27, senza il Regno Unito dopo la Brexit, che comporta una perdita di risorse di circa 15 miliardi di euro ogni anno. Inoltre oggi le nuove priorità sollecitate si chiamano immigrazione e frontiere, ricerca e innovazione, sicurezza e difesa, programmi per i giovani e nuovi strumenti per l’Eurozona. Ora inizia il negoziato con i governi e con il Parlamento europeo. Le cifre potranno ancora cambiare e le novità potranno essere ridimensionate. Per l’Italia è essenziale dotarsi di un governo autorevole e non solo di scopo che non subisca passivamente le decisioni altrui. Uncai lavorerà affinché agli agromeccanici venga riconosciuto un ruolo centrale per portare efficienza e risparmi nel settore agricolo: il principio guida che hanno fatto decidere per la riduzione del 5% dei finanziamenti alla politica agricola comune. Meno risorse sono una pessima notizia, i fondi per l’Italia rischiano di scendere da 4,2 miliardi l’anno a 3,6, con un’azienda da latte media che vedrebbe ridursi gli aiuti da 450 euro per ettaro a 337. Tuttavia nuove logiche di sviluppo possono portare a Bruxelles risorse finalmente capaci di intercettare le reali esigenze del mondo agricolo e rurale”.

Altri commenti

Paolo DE CASTRO, vicepresidente della commissione agricoltura dell’europarlamento: “Ribadisco con forza la mia contrarietà a tagliare le risorse della politica agricola comune nel bilancio Ue 2020-2027; quanto agli interventi a gamba tesa sulla gestione della Pac, compreso un eventuale tetto agli aiuti diretti ai produttori, tengo a precisare che si tratta di una competenza della commissione agricoltura del parlamento europeo e del consiglio dei ministri agricoli dell’Ue”. Inoltre il documento finanziario europeo “è poco ambizioso per quanto riguarda l’incremento delle risorse, che come chiedeva il parlamento europeo avrebbero dovuto raggiungere l’1,3% del Pil della Ue, mentre si ferma a poco più dell’1,1%; senza contare che l’annunciato taglio del 5% del bilancio agricolo significherebbe togliere più di 20 miliardi di euro alla Pac in sette anni; un calo inaccettabile, considerando anche che viene chiesto a i paesi della vecchia Europa, tra cui l’Italia, di proseguire nella convergenza degli aiuti diretti, ora più elevati rispetto a quelli dei nuovi partner europei”.

Massimiliano Giansanti

Massimiliano GIANSANTI, presidente di Confagricoltura: “Tagliare i fondi all’agricoltura per far quadrare i conti di un bilancio che resterà inadeguato, dimostra che c’è scarsa fiducia sul futuro della costruzione europea. La riduzione delle spese destinate all’agricoltura per un ammontare di circa 40 miliardi di euro a prezzi correnti rispetto all’attuale dotazione; in particolare, i trasferimenti diretti agli agricoltori potrebbero subire un taglio superiore al 7%. È sbagliata e da respingere al mittente anche la proposta di ridurre i trasferimenti alle imprese di maggiore dimensione. Le vere imprese agricole hanno assicurato produzioni abbondanti, sicurezza alimentare, tutela del territorio e delle risorse naturali; il tutto ad un costo che non arriva a trenta centesimi al giorno ad abitante. Alla luce di queste cifre, i tagli proposti dalla commissione europea sono inaccettabili. L’agricoltura rientra a pieno titolo nella lista dei beni comuni che l’Unione europea deve tutelare e valorizzare. Occorre salvaguardare la dotazione finanziaria destinata all’agricoltura europea negli anni a venire, per continuare a dare un quadro di riferimento positivo a supporto della crescita di tutte le imprese, senza alcuna discriminazione”.

Cia-agricoltori italiani: “Le cifre annunciate dalla commissione europea evidenziano la volontà di un rilancio del progetto comunitario. Tuttavia sul fondamentale capitolo agricolo i tagli annunciati non sono accettabili per l’importanza strategica che occupa il settore dal punto di vista socio-economico e ambientale. È necessario che il budget destinato alla politica agricola comune rimanga inalterato, per una prospettiva di mantenimento e di sviluppo dell’agricoltura europea e italiana. La Pac ha, da sempre, garantito lo sviluppo di un’agricoltura di qualità, salvaguardando la salute dei cittadini europei, consentendo il mantenimento e lo sviluppo sociale ed economico delle aree rurali, contribuendo al mantenimento del paesaggio e dell’ambiente. È fondamentale che gli Stati membri diventino ancora più responsabili agiscano per lo sviluppo del progetto europeo, assicurando la possibilità di contribuire maggiormente al budget, così da scongiurare tagli che impatterebbero non solo sul settore agricolo ma in generale sui cittadini europei. Il dibattito è appena iniziato”.

Roberto MONCALVO,  presidente della Coldiretti: “A pagare il conto della Brexit non può essere l’agricoltura che è un settore chiave per vincere le nuove sfide che l’Unione deve affrontare, dai cambiamenti climatici, all’immigrazione, alla sicurezza. La riduzione complessiva per le spese di politica agricola comune ammonta al 9,5% a prezzi correnti. Indebolire l’agricoltura, che è l’unico settore realmente integrato dell’Unione, significa minare le fondamenta della stessa Ue in un momento particolarmente critico per il suo futuro. Il taglio dei fondi destinati all’agricoltura è insostenibile per le imprese e per i cittadini europei che per il 90% sostengono la politica agricola a livello comunitario per il ruolo determinante che essa svolge per l’ambiente, il territorio e salute, secondo la consultazione pubblica promossa dalla stessa commissione europea. Garantire un equo tenore di vita per gli agricoltori è un’esigenza fondamentale per la maggioranza dei cittadini (88%) che sottolineano come gli agricoltori ricevano solo una piccola quota del prezzo finale al consumo dei prodotti alimentari (97%). Un indirizzo importante nelle scelte per il futuro della politica agricola comune dove però occorre cambiare rafforzando tutte le misure che escludono la ‘rendita’ e premiando chi vive di agricoltura per puntare su un’assegnazione degli aiuti che consideri anche il contributo alla sostenibilità sociale e quindi all’occupazione, da parte delle imprese agricole. Occorre valorizzare la distintività delle produzioni di cui la tracciabilità dell’origine e l’etichettatura sono i principali strumenti per recuperare valore sul mercato”.

Copagri: “nonostante le ambizioni manifestate, la commissione ha deciso di non aumentare la portata generale del bilancio comunitario limitando lo sforzo richiesto agli Stati membri all’1,08% del Pil”. Il taglio proposto per la politica agricola comune è molto più grave di quello annunciato dal commissario per il bilancio, Günther OETTINGER. È assolutamente inaccettabile un taglio del 5% al budget Pac. Soprattutto in un contesto politico ed economico incerto, in cui quasi tutti i settori agricoli sono in crisi, questa proposta è molto preoccupante per il futuro dell’agricoltura europea e la sostenibilità economica di molte aziende. Più che mai, c’è bisogno di una politica veramente comune, a livello europeo, che consenta di aumentare la competitività delle imprese europee, la loro capacità di investire, evitando distorsioni della concorrenza. Sulla base delle proposte odierne la commissione presenterà, nelle prossime settimane, proposte dettagliate relative ai futuri programmi di spesa settoriali, sulle quali Copagri ripone molte aspettative.