Boom bio per l’agricoltura italiana

Di   11 luglio 2018

I dati Eurostat lo confermano: l’Italia è tra le nazioni in Europa dove l’agricoltura biologica pesa maggiormente sull’intero comparto. In questo scenario nasce il nuovo regolamento europeo per l’agricoltura biologica.

Logo biologico europeo

Nel 2016 erano quasi 1milione e 800mila ettari destinati alle coltivazioni bio, e l’Italia era seconda solo alla Spagna (2 milioni). Se però consideriamo la crescita dal 2012, in soli cinque anni il nostro Paese ha visto aumentare del 53% il territorio destinato al biologico, primo tra quelli con dimensioni simili, superando la Francia (+49%). Sono comunqie pochi i Paesi in cui il fenomeno è in contrazione: Polonia, Grecia, Regno Unito e Romania hanno visto ridurre le superfici destinate all’agricoltura biologica nel quinquennio.

Se si rapporta la superficie delle colture bio rispetto a quella totale destinata alle coltivazioni, la percentuale maggiore si trova in Austria (21%), seguita da Svezia ed Estonia. L’Italia è in quinta posizione, con il 14% del totale agricolo, molto maggiore rispetto a Spagna, Francia e Germania.

Il mercato, infine, premia questo tipo di prodotti: la quota bio dell’export agroalimentare italiano, secondo Nomisma, è pari a 2miliardi di euro e il mercato interno nel 2016 è cresciuto del 3,5%; tre quarti delle famiglie hanno acquistato un prodotto biologico l’anno scorso e le motivazioni principali della scelta sono state la sicurezza alimentare e la qualità.

Con l’Italia leader europeo per l’agricoltura biologica, sia in termini di mercato sia in termini di superfici, è stato varato un nuovo regolamento sull’agricoltura bio (leggi l’articolo a riguardo) che entrerà in vigore nel 2021. È stato modificato il regime di importazione da Paesi terzi, rendendo più trasparente il sistema di importazione del biologico extra UE; è stata introdotta la certificazione di gruppo che facilitare le piccole aziende che vorrebbero diventare “bio” e per la prima volta è stato affrontato il tema della soglia dei residui nei prodotti biologici.

“I prossimi mesi – ha commentato il Ministro dell’agricoltura Gian Marco Centinaio – saranno particolarmente intensi per il lavoro che ci attende a Bruxelles e vigileremo con attenzione sui numerosi atti delegati ed esecutivi che la Commissione è chiamata ad emanare per completare il quadro normativo europeo del biologico”.

Il commento di Federbio

Tra i temi al centro dell’attenzione della Federazione Italiana Agricoltura Biologica e Biodinamica l’accesso alla certificazione di gruppo che, seppur valutato positivamente, andrebbe modificato inserendo il criterio del fatturato al posto della dimensione aziendale. Per quando concerne i residui accidentali e tecnicamente inevitabili di pesticidi, FederBio rimarca che la soglia di contaminazioni non autorizza l’uso di fitofarmaci di sintesi nella produzione biologica. Tale soglia serve solo per offrire criteri uniformi di valutazione nello svolgimento dell’attività di controllo.

FederBio ritiene inoltre fondamentale un approccio uniforme a livello europeo per evitare che imprese di trasformazione italiane debbano rifiutare prodotti agricoli nazionali con contaminazioni accidentali e tecnicamente inevitabili nella misura di 0,011 ppm e accettare, per il criterio della libera circolazione delle merci, un prodotto estero con contaminazione perfino maggiore. Su questo punto il nuovo Regolamento europeo, rinviando ogni decisione e dando agli Stati membri cinque anni di tempo per adeguare la propria normativa nazionale, rischia di penalizzare gli agricoltori italiani.

 

Confagri vuole un marchio nazionale

“Un regolamento che presenta moltissime ombre e che rischia di annacquare la qualità della produzione agricola biologica italiana ed europea”, commenta Confagricoltura. L’organizzazione degli imprenditori agricoli evidenza che sulla spinta dei paesi del nord Europa si permette di coltivare i prodotti bio anche senza seminarli su terra, perdendo così la naturale difesa della biodiversità, uno dei cardini dell’agricoltura biologica. “Altrettanto grave è consentire, senza alcun rispetto per il consumatore e il produttore, di vendere prodotti biologici contaminati accidentalmente da pesticidi”.

A parere di Confagricoltura si tratta di concessioni che danneggiano i consumatori, ma anche gli agricoltori che saranno costretti a dover applicare i disciplinari privati della distribuzione e della trasformazione, oltre alle disposizioni del regolamento. Per questo l’organizzazione chiede al governo di intensificare il sistema dei controlli che, pur essendo efficiente e sicuro, dovrà adeguarsi ai nuovi volumi di produzione. E di attivarsi per costruire un marchio nazionale dell’agricoltura biologica, che esiste già in altri Paesi europei, sfruttando la possibilità, certamente positiva, introdotta dal regolamento, di conoscere l’origine delle materie prime del prodotto in etichetta. Un modo concreto per sostenere la filiera nazionale da sempre impegnata a mantenere la produzione a livelli di alta qualità, aiutando i consumatori a fare scelte consapevoli.