Canapa industriale, servono certezze

Di   5 agosto 2018

Forti potenzialità per un settore che in passato faceva registrare numeri importanti in Italia.

Agricultural field of industrial hemp

Alimenti e cosmetici, semilavorati per le industrie e le attività artigianali, fibre naturali destinati ai lavori di bioingegneria e bioedilizia, materiale per la fitodepurazione e la bonifica di siti inquinati, florovivaismo. Sono queste le principali destinazioni della canapa industriale, un settore che vantava in Italia, nel ventesimo secolo, superfici importanti (poco meno di 110.000 ha nel 1940) e che ha registrato una fortissima contrazione a partire dagli anni ‘60, dovuta al diffondersi delle fibre artificiali, all’evolversi del costo della manodopera e alle problematiche legate alla possibile presenza di sostanze psicotrope.

I dati più recenti indicano che nel periodo 2013-2014 gli ettari coltivati a canapa fossero poco più di 3.000 e che oggi siano circa 5.000: «Il nuovo interesse per questa coltura – ha detto la componente di giunta di Confagricoltura Diana Pallini – è dovuto fondamentalmente alla grande potenzialità, a livello internazionale, delle fibre naturali, sia per l’impiego tessile, sia per gli impieghi alternativi della fibra tecnica (bioedilizia, materiali compositi, componentistica per auto, cellulosa, ecc.). Si prevede, infatti, che la domanda mondiale di fibre passi dagli attuali 50 milioni di tonnellate ai 130 milioni di tonnellate nel 2050, conseguentemente al raddoppio della popolazione. Poi alla richiesta di alimenti alternativi, caratterizzate da proprietà salutistiche che possano fornire sostanze ad alto valore biologico, e alla crescente sensibilità per le problematiche ambientali e quindi l’aumento della domanda di risorse rinnovabili».

Fonte: Confagricoltura