Cimice asiatica, il rimedio c’è ma non si può usare

Di   3 ottobre 2018

Contro la cimice asiatica ci sarebbe già un rimedio di lotta biologica mediante insetti utili; purtroppo si tratta di una specie non autoctona in Italia, quindi va prima risolto il nodo del divieto di introdurre in natura specie o popolazioni non stanziali. È il concetto espresso dal sottosegretario all’agricoltura Alessandra Pesce in occasione di un’interrogazione sollevata nei giorni scorsi.

Il sottosegretario ha spiegato che “nell’ambito del Progetto Nazionale ASPROPI, è stato individuato un Imenottero (Ooencyrtus telenomicida) parassita delle uova della cimice marmorata, che può essere allevato in biofabbriche e che già ha dimostrato, in ambiente controllato, di poter parassitizzare efficacemente le uova della Cimice marmorata”.

Considerando tuttavia che l’insetto utile non potrà essere disponibile a breve, il Ministero è corso ai ripari rilasciando l’autorizzazione per alcune molecole. Nel dettaglio, sono state rilasciate dal Ministero della Salute autorizzazioni definitive per quattro principi attivi (Etofenprox, Fosmet, Lambdacialotrina e Clorpirifos metile) di comprovata efficacia per trattare e prevenire le infestazioni del parassita su ciliegio, susino, melo, albicocco, actinidia, pero, pesco, cotogno, nespolo.

Per debellarla si sperimentano le vibrazioni

Disturbarle è una delle strategie per combatterle. La biotremologia studia i terremoti la comunicazione degli animali attraverso le vibrazioni. Sono molte infatti le specie che comunicano attraverso le onde vibrazionali propagate attraverso terreno, sassi, alberi e foglie. Lo fanno anche numerosi insetti dannosi all’agricoltura, dallo Scaphoideus titanus, il vettore della flavescenza dorata, alle cimici, come quella asiatica, le cicaline, come la Empoasca vitis, e anche gli aleurodidi, come i moscerini bianchi delle serre. Persino il vettore della Xylella fastidiosa, la cosiddetta mosca sputacchina, comunica attraverso le vibrazioni. Gli studi sulla cimice asiatica sono però ancora agli inizi con dei test solo in laboratorio e dovranno passare ancora alcuni anni perché si arrivi a una soluzione commerciale.

La strategia da adottare contro la cimice asiatica non può, infatti, essere la stessa della cicalina della vite. Qui si è agito generando confusione sessuale, disturbando il “canto d’amore” tra maschio e femmina. Invece nel caso della cimice asiatica non c’è dialogo tra maschio e femmina perché l’esemplare femmina si limita a richiamare i maschi. Le trappole messe a punto cercano quindi di combinare l’uso di feromoni e di vibrazioni per attirare e intrappolare i maschi.

Già oggi esistono delle trappole a feromoni in commercio che attirano le cimici. Il problema è che solo una parte degli esemplari richiamati poi effettivamente viene intrappolata, mentre molti rimangono liberi. Ecco perché gli agricoltori sono restii ad utilizzarle, temendo un aumento del danno provocato da questi insetti. Con le vibrazioni invece la percentuale di esemplari che entrano nella trappola aumenterebbero sensibilmente.