Esiste ancora il Mezzogiorno ?

Di   10 settembre 2018

Su  “AgriCulture”, la rivista della Federazione italiana dottori in agraria e forestali (Fidaf) pubblica un articolo di Nicola Santoro dove, prendendo spunto dall’ultimo rapporto Svimez, si ipotizza una serie di interventi, compresa una riedizione aggiornata della “Cassa per il Mezzogiorno”, che possano colmare il gap di sviluppo che ancora si registra tra le regioni del nord e quelle del sud Italia. Qui di seguito proponiamo il testo

Esiste ancora il Mezzogiorno, ossia l’area compresa nel triangolo Napoli – Bari – Palermo, organizzata da Federico II e consolidata dai Borbone ?

Durante il Regno d’Italia la omogeneità della normativa e della sua gestione – realizzata tramite i Prefetti, coordinati dal potere centrale – non consentì iniziative che potessero scalfire la uniformità delle attività politiche, amministrative e sociali delle province del Sud.

Ma le Regioni, negli ultimi decenni, hanno inevitabilmente esaltato le specificità dei territori di loro competenza, nonché le opportunità da essi offerte, mediante iniziative – a volte connotate, purtroppo, da errori e sprechi – finalizzate a favorire il loro sviluppo economico-sociale.

Il regionalismo può realizzare obiettivi positivi, utili ; ma nel Mezzogiorno non si è registrato dappertutto un impegno puntuale, coordinato, per progetti di respiro non ordinario, tendenti a valorizzare anche le risorse paesaggistiche e naturalistiche, nonché quelle della gastronomia, dell’artigianato, delle diffuse ricchezze turistiche.

Occorrono iniziative strategiche – condivise e sostenute – soprattutto per migliorare la rete stradale, adeguare quella ferroviaria, valorizzare le opportunità offerte da tre mari, favorire lo sviluppo dell’agricoltura e delle tante attività ad essa connesse, poiché non bastano quelle di respiro locale, che offrono la possibilità di “tagliare nastri”, ma non proiettano il Mezzogiorno nel futuro. E che, spesso, appaiono pura ostentazione di potere, manifestazioni di demagogia, sostegni mimetizzati a società, organizzazioni ed enti “amici”.

Bisogna operare per realizzare programmi di respiro non ordinario.

Si potrebbe pensare a una soluzione tipo “Cassa per il Mezzogiorno”, promossa e gestita da tutte le Regioni del Sud, che faciliterebbe anche finanziamenti nazionali e comunitari.

L’annuale, recente Rapporto SVIMEZ ha dato conferma della “forte disomogeneità della ripresa delle Regioni, soprattutto nel Sud”. Il PIL del Centro-Nord, per il corrente anno, registrerà una crescita dell’1,4 per cento, a fronte dell’1% di quello del Mezzogiorno.

Il pregevole Rapporto evidenzia che il ritmo di sviluppo dell’area “è del tutto insufficiente ad affrontare le emergenze sociali”. Ma le soluzioni programmate dal Governo – quale, in particolare, l’aleatorio, generalizzato sostegno dei redditi personali – non sembrano adeguate per la soluzione della assai complessa e delicata situazione, che penalizza soprattutto i giovani, indispensabili per il rilancio economico-sociale. Ma quelli di buona cultura appaiono sempre più attratti dalle prospettive esistenti all’estero, che concorrono a far affievolire l’attaccamento alle aree di appartenenza.

Per il 2017 – anno di riferimento del Rapporto – è proseguita la disparità della crescita dell’occupazione, aumentata di 71 mila unità nel Sud e di 194 mila nel Centro-Nord.

Il Mezzogiorno continua a essere un “peso” per l’Italia, mentre potrà costituire una concreta risorsa se si riuscirà a realizzare – innanzitutto – una non ordinaria riscossa culturale e se saranno utilizzati, in loco, i giovani portatori di conoscenze ed esperienze in linea con l’evoluzione tecnologica, economica e sociale, che connota e connoterà sempre più la società.

Una menzione particolare meritano il settore agricolo e quelli ad esso connessi o collegati, che offrono opportunità non ordinarie e crescenti, penalizzate, purtroppo, nelle regioni del Sud, da una inadeguata organizzazione in filiere, per il tuttora diffuso individualismo degli imprenditori interessati, nonostante apprezzabili iniziative tendenti a costruirle.

Agroalimentare, agroindustrie, energie rinnovabili offrono nuove, crescenti possibilità di sviluppo se si favorisce una legislazione atta ad evitare sprechi di tempo e costi non sostenibili ; anche combattendo con vigore il cancro della delinquenza.

Se le capacità imprenditoriali di tutti i settori non saranno sorrette e assistite dalle Regioni interessate e dagli Enti Locali ; se la maggioranza dei giovani sarà costretta a continuare a emigrare o a sperare nel “posto fisso” ; se tutte le iniziative non saranno sorrette da etica e onestà il Mezzogiorno sarà sempre più la periferia del Paese.

Fonte: AgriCulture