Frenata sulla cannabis

Di   11 luglio 2018

Il Ministero della salute ha pubblicato il parere reso dal Consiglio superiore di sanità sulla cosiddetta “cannabis light”con la RACCOMANDAZIONE “che siano attivate misure atte a non consentire la libera vendita dei suddetti prodotti“.

Pianta di cannabis sativa

ROMA – Il Consiglio superiore di sanità (Css) è contro la “cannabis light“.  Questo nell’interesse della salute individuale e pubblica e in applicazione del principio di precauzione. Un colpo ferale per un mercato in pieno boom: quello degli spinelli ‘leggeri’, venduti nei negozi e su internet, ma anche a alle diverse migliaia gli agricoltori italiani che hanno deciso di investire sulla canapa e che ora si trovano con i campi già seminati e ormai prossimi al raccolto.

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Al Css erano stati posti due quesiti:

  1. se questi prodotti siano da considerarsi pericolosi per la salute umana,
  2. se possano essere messi in commercio ed eventualmente a quali condizioni.

Al primo quesito il Css “ritiene che la pericolosità dei prodotti contenenti o costituiti da infiorescenze di canapa, in cui viene indicata in etichetta la presenza di ‘cannabis’ o ‘cannabis light’ o ‘cannabis leggera’, non può essere esclusa”.

Questi i motivi: “La biodisponibilità di Thc anche a basse concentrazioni (0,2%-0,6%, le percentuali consentite dalla legge, Ndr) non è trascurabile, sulla base dei dati di letteratura; per le caratteristiche farmacocinetiche e chimico-fisiche, Thc e altri principi attivi inalati o assunti con le infiorescenze di cannabis sativa possono penetrare e accumularsi in alcuni tessuti, tra cui cervello e grasso, ben oltre le concentrazioni plasmatiche misurabili; tale consumo avviene al di fuori di ogni possibilità di monitoraggio e controllo della quantità effettivamente assunta e quindi degli effetti psicotropi che questa possa produrre, sia a breve che a lungo termine”.

E ancora, al Css “non appare in particolare che sia stato valutato il rischio al consumo di tali prodotti in relazione a specifiche condizioni, quali ad esempio età, presenza di patologie concomitanti, stati di gravidanza/allattamento, interazioni con farmaci, effetti sullo stato di attenzione, così da evitare che l’assunzione inconsapevolmente percepita come ‘sicura’ e ‘priva di effetti collaterali’ si traduca in un danno per se stessi o per altri (feto, neonato, guida in stato di alterazione)”.

Quanto al secondo quesito, il Css ritiene che “tra le finalità della coltivazione della canapa industriale” previste dalla legge 242/2016 – quella che ha ‘aperto’ al commercio, oggi fiorente, della cannabis light – “non è inclusa la produzione delle infiorescenze né la libera vendita al pubblico; pertanto la vendita dei prodotti contenenti o costituiti da infiorescenze di canapa, in cui viene indicata in etichetta la presenza di ‘cannabis’ o ‘cannabis light’ o ‘cannabis leggera’, in forza del parere espresso sulla loro pericolosità, qualunque ne sia il contenuto di Thc, pone certamente motivo di preoccupazione”.

Sulla base delle opinioni espresse dal Css, il ministero della Salute ha anche richiesto un parere all’Avvocatura dello Stato, che non sarebbe ancora arrivato.

Silvio Garattini,fino al 26 giugno scorso direttore scientifico dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano ha commentato all’agebzia di stampa Adnkronos: “Sono assolutamente d’accordo con quanto evidenziato dal Consiglio superiore di sanità a causa dei potenziali rischi per la salute” della cannabis light, “che esistono soprattutto per i giovani. Realizzare questi ‘cannabis shop’ ha dato l’impressione che questa sostanza possa essere assimilata a un alimento: ci sono i controlli, ma si possono pur sempre eludere e si rischia che diventi un modo per acquistare cannabis anche per scopi da quelli per cui i negozianti dicono di venderla”.

“Penso sia molto importante – aggiunge il farmacologo – mantenere soprattutto fra i giovani l’idea che la cannabis è una droga e può dare effetti molto importanti anche a distanza di tempo se si assume in fase giovanile, quando il cervello è ancora in fase di sviluppo, e può aprire le porte ad altri tipi di droga. Bisogna togliere dalla testa della gente che sia una droga leggera: questo è un termine che non deve essere utilizzato. In più – conclude – se succedesse qualcosa”, incidenti o malori fra chi utilizza cannabis light, “la responsabilità sarebbe delle istituzioni. Questo è solo un modo per bypassare la legge e dare vita a una sorta di legalizzazione, senza che in realtà ci sia”.

Cosa accadrà dopo il parere tecnico?

Una volta completato il dossier “cannabis light” composto anche da altri pareri oltre a quello del Css, il ministro della salute Giulia Grillo può aviare una discussione in sede politica che potrebbe avere ripercussioni legislative.

Le reazioni del mondo agricolo

“Tutta la filiera della canapa vuole operare in modo trasparente e tracciabile, dal campo al prodotto confezionato, sulla base delle disposizioni fissate dalla legge 242/16 sulla canapa sativa”, sottolinea Confagricoltura che auspica anche che venga riattivato il percorso di completamento normativo, regolamentando pienamente le diverse destinazioni d’uso dei prodotti della canapa, ed in particolare delle infiorescenze. “Il punto non è se sia possibile o meno valorizzare l’infiorescenza (tra l’altro previsto dalla legge 242/16 e dalla circolare del ministero delle politiche agricole del 22 maggio), quanto disciplinare gli specifici utilizzi di determinate porzioni della pianta”.

“Insieme a Cia agricoltori e Federcanapa, abbiamo definito un disciplinare di produzione della infiorescenza di canapa da destinare ai diversi usi consentiti dalla legge 242/16. Il disciplinare, che a breve verrà messo a disposizione delle aziende, è finalizzato a regolamentare la filiera di coltivazione e a porre l’agricoltore in una posizione di massima rispondenza alle disposizioni della l. 242/16 in ordine alla tracciabilità dei materiali vegetali prodotti, alla loro qualità e salubrità e prestando forte attenzione agli aspetti agronomici e di sostenibilità ambientale”, fa sapere Confagricoltura che ricorda anche che c’è stato un potenziamento della filiera, avvenuto in pochi anni e che oggi coinvolge circa 5mila ettari di coltivazione in pieno campo e in serra, e più di mille nuove aziende che vi operano, considerando anche le imprese della trasformazione e commercializzazione dei prodotti di canapa.

” Gli utilizzi della cabapa vanno dalla cosmetica alla bioedilizia e al tessile e dai cui semi si estrae un olio saturo di grassi essenziali e una farina priva di glutine”, sottolinea il presidente della copagri Franco Verrascina. “Si tratta di una coltura che ha un grande potenziale, agricolo e non solo, dal momento che dalla canapa possono essere ottenuti numerosi derivati, e che vanta una tradizione secolare in Italia, paese che fino alla metà del secolo scorso ne era il maggior produttore europeo e il secondo al mondo. I produttori agricoli di canapa hanno bisogno di certezze e di chiarezza in modo da potere investire e coltivare ed è pertanto necessario che le istituzioni alle quali è deputato il delicatissimo compito di difendere la salute dei cittadini operino con tutta la prudenza necessaria ad evitare di danneggiare un comparto primario”.

Intanto, a Washington, la legge pluriennale per l’agricoltura (Farm Bill) appena approvata dal parlamento americano prevede, tra le altre cose, interventi per affrontare la crisi degli oppioidi nelle zone rurali.