Il Contoterzista è la griffe dell’agricoltura italiana

Di   18 giugno 2018

Tassinari: “Nella Pac post 2020 largo a misure per incentivare il ricorso a servizi agromeccanici di precisione”.

ROMA, 18 GIU – È iniziata la delicata fase negoziale della nuova politica agricola comune 2021-2027. L’Unione Nazionale Contoterzisti fa squadra con il Governo italiano e il ministro delle politiche agricole Gian Marco Centinaio in ogni iniziativa che intenderà mettere al centro lo sviluppo dell’agricoltura in Italia e una migliore gestione del budget comunitario, ridotto a causa della Brexit.

“Dal Nord al Sud Italia il nostro modello produttivo ruota intorno all’esternalizzazione dei servizi agromeccanici”, avverte il presidente dei Contoterzisti Aproniano Tassinari che definisce il contoterzismo la griffe, la firma dell’agricoltura italiana. “Per questo motivo il primo semplice passo da compiere in Europa dovrebbe essere lo studio di Piani di sviluppo rurale volti a facilitare e incentivare il ricorso da parte degli agricoltori ai servizi agromeccanici di precision farming, non solo l’acquisto diretto di tecnologie innovative, che non di rado saranno poi utilizzate poco e in modo inadeguato, se non addirittura volutamente lasciate spente”.

Inoltre è tempo che la Politica agricola comune guardi oltre alle aree rurali e marginali, fino ai centri urbani: “Il paradigma sta già cambiando. Negli Stati Uniti, in Francia e in Olanda si investe nella costruzione, anche in città, di enormi edifici dove coltivare fuori terra ortaggi a chilometro zero, senza ausilio di agrofarmaci. Progetti di questo tipo sono destinati a sconvolgere i Piani di sviluppo rurale con la riscrittura delle politiche ambientali e una sempre più chiara comprensione della necessità dell’imprenditore agromeccanico per avere la garanzia di processi produttivi virtuosi e sostenibili a medio e a lungo periodo”, conclude Tassinari.

Le parole Centinaio al Consiglio Ue

Più semplificazione, maggiore tutela del reddito e miglior accesso al credito. Sono alcuni dei temi trattati dal ministro delle Politiche Agricole Gian Marco Centinaio nel proprio esordio al consiglio agricolo europeo. il 18 giugno Centinaio ha infatti partecipato a Lussemburgo al Consiglio europeo dei Ministri dell’Agricoltura e della Pesca.

Al centro della discussione la proposta della Commissione del pacchetto di riforma della PAC post 2020. In particolare: focus sulle risorse finanziarie, sul nuovo modello di attuazione, sul primo pilastro e sullo sviluppo rurale. Temi, questi, sui quali il Ministro Centinaio ha avuto modo di confrontarsi anche con il Commissario Phil Hogan nel corso di un bilaterale.

“Le risorse previste sono insufficienti a tutelare il reddito delle nostre imprese dalla volatilità dei mercati e dai cambiamenti climatici – ha affermato il ministro -. Ribadisco il mio impegno a ridare all’agricoltura lo spazio che merita nel dibattito europeo e a riportarla al centro dell’agenda politica del Governo, considerando anche che il nostro Paese è contributore netto al bilancio comunitario e che l’agricoltura è stata fortemente penalizzata nella fase 2014-2020”.

“I tagli alla PAC – ha aggiunto Centinaio – incidono in modo consistente sul sistema agroalimentare e il rischio è che non venga riconosciuto il grande valore del territorio rurale europeo. Ecco perché chiediamo fin da subito più flessibilità, più semplificazione, più sussidiarietà. Una PAC che guarda al futuro si deve porre il problema di come garantire ai consumatori cibo sicuro e di qualità, aspetti messi sempre più in discussione dalla globalizzazione e dalle indiscriminate aperture dei mercati mondiali. La superiorità del modello agricolo e alimentare europeo deve invece essere valorizzata, mettendo i cittadini nelle condizioni di conoscere in maniera chiara e inequivocabile la provenienza dei prodotti che finiscono a tavola e le materie prime utilizzate. Le norme più restrittive che il nostro sistema agricolo ha in materia ambientale, sanitaria e di benessere animale non devono tradursi in vincoli e più spese. Basta penalizzare le nostre imprese che si devono confrontare con competitor internazionali che hanno meno obblighi da rispettare e meno costi da affrontare. Vogliamo un mercato più giusto. Guardando avanti, è chiaro che bisogna investire su innovazione, agricoltura di precisione, ricambio generazionale, accesso al credito. Non basta però la buona volontà. Abbiamo bisogno di strumenti validi per essere all’altezza delle sfide che abbiamo di fronte. E l’Europa deve essere al nostro fianco”.

Sull’impianto della riforma, il ministro ha chiesto rassicurazioni sulla possibilità di adattamento del nuovo Piano strategico a un modello di programmazione, come quello italiano, che pone al centro dell’attenzione le amministrazioni regionali.

Centinaio ha infine affrontato questioni legate alle difficoltà di alcuni comparti come quello saccarifero e del riso.