L’agenda politica di FederUnacoma

Di   2 luglio 2018

Il rilancio della meccanizzazione agricola dipende dalla capacità delle imprese primarie di effettuare investimenti e quindi dalla loro redditività. I risultati economici dell’agricoltura – questo uno dei temi centrali dibattuti nel corso dell’Assemblea Generale di FederUnacoma – possono essere migliorati con tecnologie innovative, sistemi di coltivazione sostenibile e principi di economia circolare capaci di garantire produzioni a più alto valore aggiunto.

BOLOGNA – I dati Agrievolution, diffusi in occasione dell’Assemblea generale di FederUnacoma del 26 giugno, indicano nel 2017 un numero di oltre 2,1 milioni di trattrici nuove vendute nel mondo, con un incremento del + 13% rispetto all’anno precedente. India e Cina assorbono da sole oltre un milione di unità, e in crescita risultano anche il mercato Usa (220 mila unità) e quello europeo (190 mila unità) dove il dato risulta però viziato dalle immatricolazioni “forzate” per effetto della Mother Regulation.

La buona produzione di mais in Cina, Messico e Unione Europea, e la crescita della produzione di grano in Canada, nella Federazione Russa e nella stessa Europa comunitaria consentono all’agricoltura di chiudere il 2017 con una produzione di cereali pari a 2,64 miliardi di tonnellate (dati FAO), in crescita dell’1,3% rispetto all’anno precedente. Spinta anche dal buon andamento delle produzioni lattiero-casearie, dal comparto della carne suina e dalla domanda di succo d’arancia, l’agricoltura migliora la propria redditività e dunque la capacità d’investimento per l’acquisto di macchinario agricolo. Secondo i dati Agrievolution – presentati questa mattina a Bologna nel corso della conferenza stampa che ha preceduto l’Assemblea annuale di FederUnacoma, la federazione delle industrie costruttrici di macchine agricole aderente a Confindustria – le vendite di trattrici a livello mondiale hanno raggiunto nel 2017 un numero complessivo di 2.154.000 unità, con un incremento del 13% rispetto al 2016 (1.903.000 unità). Di queste trattrici circa 660 mila sono state assorbite dal mercato indiano (+16%), 490 mila dal mercato cinese (+16%), 220 mila dagli Stati Uniti (+4%) e 190 mila dall’Europa (+13%).

Mentre incrementi a due cifre sono consueti in mercati in forte espansione come quelli di India e Cina – Paesi che da soli coprono la metà del numero complessivo di trattrici vendute a livello mondiale – la crescita del 13% registrata in Europa risulta anomala. In effetti – ha spiegato nel corso della conferenza il presidente di FederUnacoma Alessandro Malavolti – questo risultato è solo in parte legato alla ripresa dei redditi agricoli in Europa, ed è invece dovuto in larga misura agli effetti della Mother Regulation, la normativa comunitaria che ha introdotto da quest’anno nuovi standard per le macchine e che ha spinto le case costruttrici, a fine 2017, ad effettuare campagne promozionali particolarmente spinte ed immatricolazioni anticipate per i mezzi rimasti in giacenza. Queste forzature hanno prodotto incrementi statistici molto accentuati in Germania, Austria e Olanda (rispettivamente +19%, +20% e +23%), incrementi che come detto corrispondono solo in parte a vendite effettive. Particolarmente vistoso è il dato sulle immatricolazioni in Italia, dove il 2017 si chiude con un incremento per le trattrici del 23,8%, ma dove i livelli effettivi di ricambio del parco macchine restano molto al di sotto delle reali necessità del settore primario.

L’agenda politica per la meccanizzazione agricola di FederUnacoma

L’industria della meccanica agricola produce tecnologie all’avanguardia, ma le imprese del settore primario non sono in condizioni di acquistarle. Le tecnologie realizzate dalle industrie italiane – alte prestazioni, ampia gamma, sofisticati sistemi digitali per il controllo e la gestione scientifica delle operazioni colturali – si impongono sui mercati di tutto il mondo, ma rischiano di non trovare spazio nei territori agricoli del Paese.

Questa la situazione descritta da Alessandro Malavolti, Presidente di FederUnacoma. Una situazione paradossale che nasce da una perdita di redditività delle imprese agricole che riduce drasticamente la possibilità d’investimento per l’acquisto di mezzi meccanici e tecnologie di nuova generazione.

La forbice fra costi e redditi – ha spiegato Malavolti – si è allargata in modo consistente negli ultimi anni. Nel periodo compreso fra il 2005 e il 2017, secondo i rilievi Istat, i prezzi di vendita dei prodotti agricoli sono cresciuti meno della metà rispetto a quelli degli input produttivi (concimi, mangimi, energia, ecc…) e questo ha causato una netta riduzione dei margini economici per le imprese. Nello stesso tempo – ha aggiunto Malavolti – gli obblighi di adeguamento alle normative comunitarie sui mezzi meccanici, sempre più pressanti, comportano un aumento del costo delle macchine agricole rendendole meno accessibili per le imprese primarie, che si rivolgono in modo sempre più consistente al mercato dell’usato rinunciando ad essere competitive nella dotazione tecnologica. Restituire margini all’agricoltura per l’acquisto di mezzi di nuova generazione è dunque un obiettivo fondamentale, che impegna tutta le filiera agricola e agro-industriale.

Come incrementare la redditività dell’agricoltura?

Occorre collocarsi in una prospettiva di medio e lungo periodo, ma a precise condizioni. Occorre ottimizzare quelli che sono i “capitali” dell’impresa agricola, in primo luogo la terra, che può essere valorizzata grazie all’impiego di tecnologie innovative capaci di metterne meglio a frutto le potenzialità, e in secondo luogo le risorse umane che detengono le conoscenze tecniche e gestionali su cui si fonda l’attività aziendale.

L’obiettivo è quello di accrescere il valore aggiunto delle produzioni, soprattutto introducendo principi di sostenibilità e di economia circolare, anche per superare il limite rappresentato dalla dimensione ridotta delle imprese agricole. Nel contesto di un’agricoltura a più alto valore aggiunto la valutazione di un’impresa dovrà essere fatta sui suoi risultati economici molto più che sulla sua estensione, anche se questa rimane un elemento influente nelle economie di scala. Su queste basi – ha commentato Malavolti al termine del dibattito – la Federazione inizierà a costruire una propria agenda da presentare ai soggetti politici in sede nazionale e comunitaria.

Fonte: FederUnacoma