Non c’è vera innovazione senza servizi agromeccanici

Di   14 settembre 2018

Tassinari: “Facilitare il ricorso ai servizi conto terzi professionali attraverso i piani di sviluppo rurale”.

ROMA, 14 settembre – “Promuovere vera innovazione nelle aziende agricole non significa necessariamente finanziare i macchinari di precisione. Piuttosto vuol dire facilitare il ricorso ai servizi agromeccanici professionali. Solo così si raggiunge l’obiettivo della sostenibilità economica e sociale dell’intero sistema e si favorisce la diffusione di un’agricoltura più competitiva e allo stesso tempo rispettosa dell’ambiente”, con queste parole il presidente di Uncai Aproniano Tassinari commenta la proposta di modifica dei psr avanzata da Regione Lombardia e dall’assessore all’agricoltura Fabio Rolfi e approvata dalla Commissione europea che ha permesso di destinare 35 milioni di euro proprio all’ammodernamento e sviluppo delle strutture aziendali.

I Contoterzisti chiedono un riconoscimento per le attività svolte: “Tale riconoscimento non deve essere a detrimento delle disponibilità nei confronti degli agricoltori, perché togliere risorse a loro vuol dire metterli in difficoltà al momento di pagare i contoterzisti. Meglio quindi sarebbe finanziare proprio i servizi agromeccanici innovativi, come la conversione a biologico, la distribuzione a rateo variabile dei liquami, la minima lavorazione, i trattamenti fitosanitari mirati oppure la tracciabilità dal campo dei prodotti”, prosegue Tassinari.

“I contoterzisti investono, prendono decisioni coraggiose ma ben ponderate per sostenere l’industria agricola, portando avanti nuove tecnologie e macchinari, insieme a personale esperto e formato. Tutto questo non ha solo un costo, ci rende una parte professionale e vitale del settore agricolo. Il sostegno alle aziende agricole per l’acquisto di macchine pone quindi i contoterzisti professionisti in una situazione di svantaggio competitivo e sta incoraggiando molte aziende agricole nostre clienti a investire in attrezzature, alcune delle quali inutili se non addirittura senza senso da un punto di vista economico e gestionale dell’azienda”, conclude Tassinari.