Ricercatori in piazza con riso modificato

Di   1 ottobre 2018

Facciamo il punto su cosa sta succedendo in Europa attorno al dibattito sulle moderne tecniche del taglia e incolla del Dna (Crispr) equiparate  agli Ogm dalla Corte Europea di Giustizi.

Manifestazione dei ricercatori italiani organizzata a Roma dall’associazione Luca Coscioni.

ROMA – Lo scorso 18 settembre i ricercatori italiani hanno chiesto chiarimenti al governo in materia di piante modificate con le moderne tecniche del taglia e incolla del Dna (Crispr), equiparate agli Ogm dalla sentenza della Corte Europea di Giustizia del 25 luglio 2018. Lo hanno fatto offrendo in piazza Montecitorio un piatto di riso modificato proprio con la tecnica detta anche della forbice molecolare o di mutagenesi, che permette di operare correzioni mirate al patrimonio genetico di una pianta. Organizzata dall’Associazione Luca Coscioni, l’iniziativa ha cercato anche di spiegare come le biotecnologie possano apportare modificazioni genetiche del Dna di una pianta senza trasferire geni tra organismi diversi e generare in questo modo varianti di piante in modo analogo a quanto accade in natura.

Al contrario la sentenza della Corte di giustizia europea ha equiparato le varietà di piante ottenute dall’incrocio della stessa specie (cioè senza inserire un Dna estraneo, si chiama mutagenesi), agli organismi geneticamente modificati (Ogm) che invece presentano un patrimonio genetico inesistente in natura. Il che significa autorizzare gli Stati membri a proibire quei prodotti.

Inoltre i ricercatori hanno chiesto al governo di consentire la sperimentazione in campo aperto dei prodotti ottenuti con la tecnica della Crispr, con la finalità di tutelare i prodotti tipici italiani. C’è la speranza che la scientifica europea, a iniziare da quella italiana, si mobiliti contro la decisione anti- scientifica della Corte di Giustizia Ue. “Senza un chiarimento del governo – ha affermato il segretario generale dell’associazione Filomena Gallo – la decisione della Corte del Lussemburgo svantaggerà pesantemente i centri di ricerca pubblici italiani, che vedranno marchiare come Ogm piante con mutazioni simili a quelle spontanee andando a penalizzare gravemente e ulteriormente l’agricoltura italiana”.

Qualcuno ha scritto (Marco Cappato e Marco Perduca sul magazine Sette del Corriere della Sera, “Negare la scienza va contro la libertà”) che “l’Italia è leader in Europa contro il progresso in agricoltura”.

Le biotecnologie – è stato detto a Bologna al workshop ‘Cibo per la mente’ in occasione della Biotech Week – “sono una risorsa fondamentale fra gli strumenti utili per aumentare le rese in maniera sostenibile, contrastare l’aggressività delle malattie delle piante e produrre alimenti più nutrienti. Eppure la sensazione è che in Europa si stia combattendo una crociata strisciante contro il progresso in agricoltura.

A Bruxelles il nostro ex ministro Paolo de Castro ha annunciato che il 10 ottobre incontrerà il Commissario Ue alla salute e alla sicurezza alimentare Vytenis Andriukaitis “per chiarimenti circa le nuove tecniche di miglioramento varietale – non OGM – che rappresentano la chiave per garantire un futuro alle piccole e grandi aziende agricole europee”. “Chiederò al commissario Andriukaitis di rimettere mano alla legislazione europea – insiste De Castro –. La madre di tutti gli errori è stato non avere definito nella normativa Ue le tecniche che fanno riferimento agli Ogm, una carenza di cui fa oggi le spese anche il più tradizionale degli incroci varietali”. “Eppure – conclude De Castro – abbiamo bisogno di miglioramento genetico non Ogm per rispondere ai cambiamenti climatici, alle sfide agricole e alimentari del futuro, per non dipendere più dalle grandi multinazionali, rafforzando la collaborazione tra Università e piccoli centri di ricerca di cui l’Italia conta vere e proprie eccellenze”.

All’Europa servono politiche pubbliche di sostegno all’innovazione, alla ricerca, al miglioramento tecnologico. Perché una cosa è certa. L’agroalimentare del futuro non sono le torte della nonna o l’ultimo piatto dello chef stellato ma come rendere “disponibili agli agricoltori le migliori tecnologie ed ai consumatori prodotti sempre più sicuri, sostenibili e di elevata qualità” (dal manifesto ciboperlamente.eu).

Inutile impegnarsi per la lotta alla fame nel mondo e poi non promuovere politiche di sostegno all’innovazione e all’adozione di tecniche di miglioramento tecnologico in tutti i campi. Anche il nostro tanto decantato made in Italy ha bisogno di innovazione, anche il biologico.  Se l’Europa abdica al suo ruolo, se la scienza viene rinnegata da chi pensa che possiamo sopravvivere coltivando l’orto sul terrazzo o il frutteto in giardino, il Vecchio Continente è destinato a chiudere bottega. Serve un approccio laico e non ideologico alle nuove tecnologie.