Al servizio dei piccoli agricoltori nell’era digitale

Di   3 settembre 2018

Perché l’agricoltura 4.0 è un bene per i contoterzisti e per l’agricoltura italiana? Prosegue il questionario “Agricoltura 4.0: consapevolezza e stato di adozione in Italia” dell’Osservatorio Smart AgriFood. L’invito di Tassinari a partecipare all’indagine rivolta in particolare ai contoterzisti.Satelliti, internet delle cose, big data, blockchain. Alcune di queste tecnologie sono già disponibili in agricoltura, altre lo saranno fra non molto tempo. “Affinché non si parli sempre e solo di scenari futuribili, occorrono politiche coerenti con la volontà di far compiere un balzo in avanti all’agricoltura italiana”, afferma il presidente dei contoterzisti Uncai Aproniano Tassinari che rileva come, in modo particolare, il futuro dei piccoli agricoltori e dell’agricoltura nel Mezzogiorno d’Italia dipenda in parte dalla capacità dei contoterzisti di offrire servizi di smart farming. “Per dare slancio all’applicazione sui campi delle tecnologie intelligenti serve prima di tutto una onesta analisi del sistema imprenditoriale dell’agricoltura italiana, accompagnata da un percorso formativo rivolto agli operatori del comparto e da una ricerca finalizzata allo sviluppo di soluzioni digitali utili. L’Osservatorio Smart AgriFood si è preso questo impegno e il questionario “Agricoltura 4.0: consapevolezza e stato di adozione in Italia” realizzato anche con la collaborazione di Uncai ne è parte. Ma, aggiungiamo, occorrono anche politiche urgenti che riconoscano negli agromeccanici i portatori di questa nuova agricoltura, capace di portare sostenibilità economica a tutto il comparto”.

Si stima che, entro il 2020, la prossima ondata di utenti di servizi mobili arriverà dalle zone rurali. Qui l’incremento della banda larga e dell’interconnessione può realmente cambiare il volto dell’agricoltura anche dei piccoli proprietari. La “tecnologia degli smartphone”, combinata con i dati del telerilevamento, le reti informatiche e la capacità di archiviazione ed elaborazione delle informazioni raccolte, è, infatti,  la chiave d’accesso per le famiglie di piccoli proprietari agricoli e per le aziende del Mezzogiorno al più ampio sistema agro-alimentare. “Per esempio, le tecnologie digitali sono strumenti che, con pochi clic e nessuna burocrazia, aprono le porte ai contratti di filiera, così come alla tracciabilità di tutte le produzioni”, aggiunge Tassinari.

I dati, una risorsa e un valore: ma per chi?

Per decenni le istituzioni, gli enti di ricerca e le multinazionali hanno raccolto dati sugli agricoltori. Più di recente si sono aggiunti gli agri-business, gli operatori di reti mobili, i fornitori di servizi finanziari. L’obiettivo di questa immensa raccolta dati non è mai stato rendere l’agricoltura dipendente da soggetti terzi, ma di comprendere le esigenze degli agricoltori. Tuttavia, le informazioni raccolte con metodi tradizionali come possono essere le interviste o i sondaggi, si sono rivelate poco utili perché non permettono di fornire soluzioni personalizzate ai problemi di agricoltori e contoterzisti né tanto meno di avviare una collaborazione fruttuosa in grado di trasformare l’agricoltura dei piccoli proprietari in imprese redditizie e sostenibili.

Con le tecnologie digitali cambia tutto. Satelliti, sensori remoti e droni utilizzati per acquisire dati sull’azienda agricola, sulle coltivazioni, sul terreno e sulle macchine rappresentano un supporto decisionale concreto per agricoltori e contoterzisti. “I dati possono essere usati per sviluppare piattaforme internet aperte e chatbot in grado, per mezzo di “software intelligenti” di rispondere immediatamente alle domande di agricoltori e terzisti, fornendo un sostegno tempestivo e a basso costo in caso di problemi in campo o in stalla”.

L’agricoltura basata sui dati sta già creando una nuova economia che promette di sostenere l’ecosistema degli agricoltori. “I dati, oltre a essere una risorsa per realizzare lavorazioni di precisione centimetrica, concimazioni a dosi variabili e mappe di prescrizione, che da soli si traducono già in un sicuro vantaggio economico, diventano anche un valore monetizzabile, appetibile per i fornitori di servizi finanziari, di mezzi tecnici così come di costruttori di attrezzature”, conclude Tassinari.

Il questionario

Con il questionario “Agricoltura 4.0: consapevolezza e stato di adozione in Italia” si intende approfondire il fenomeno della digitalizzazione nella produzione primaria (dal campo alla gestione dell’impresa), con l’obiettivo di comprendere come l’innovazione digitale può rispondere concretamente ai fabbisogni di agricoltori e contoterzisti, migliorando l’efficienza, la produttività e la qualità delle produzioni o dei servizi agromeccanici offerti.

Il questionario è realizzato dall’Osservatorio Smart AgriFood della School of Management del Politecnico di Milano e del Laboratorio RISE dell’Università degli Studi di Brescia. Al termine dell’analisi, il prossimo inverno, chi avrà risposto al questionario riceverà i risultati completi della ricerca. L’obiettivo dell’Osservatorio, infatti, è fornire agli attori italiani del comparto agricolo tra i quali i contoterzisti dati e informazioni per sfruttare al meglio le opportunità offerte dal digitale.