Sfera, la più grande serra hi-tech d’Italia

Di   21 agosto 2018

Storia di un’impresa agricola diventata caso di successo nell’agritech mondiale e del suo fondatore Luigi Galimberti.

Dall’edilizia all’agricoltura high-tech, dalla costruzione di gallerie alla creazione di una serra idroponica superaccessoriata, entrata nel Guinness nostrano come la più grande d’Italia. C’è un prima e un dopo nella vita di Luigi Galimberti, 46enne imprenditore da sempre impegnato nel settore dell’edilizia: nato a Civitavecchia, da sei anni di base a Grosseto.

A  fare da spartiacque alla sua vita ci ha pensato la grave crisi economica che ha falcidiato un settore intero: quello delle costruzioni, lasciando a casa migliaia di lavoratori e azzerando una intera filiera. Anche per questo Luigi ha deciso di voltare pagina. E di cambiare lavoro e vita. “Ho iniziato con un furgoncino e un operaio, come tanti in Italia nel settore dell’edilizia. Per ventidue anni mi sono occupato della costruzione di opere in sottosuolo. La mia azienda era arrivata a contare 250 dipendenti. L’ho dovuta chiudere nel 2009 a seguito della crisi. Ma non mi sono dato per vinto e mi sono reinventato”.

La nascita di Sfera

Luigi si è trasferito nella bassa Toscana: “Ho individuato le terre del grossetano perché è lì che ho riscontrato le condizioni climatiche migliori per quello che è diventato il mio sogno imprenditoriale”. Un sogno diventato realtà negli ultimi anni. E che ha preso il nome di Sfera. Alla base c’è un concetto innovativo di orticoltura. Più sostenibile, più integrata con l’ambiente circostante, più attenta alle proprietà dei vari prodotti messi a coltivazione. “Sono un sostenitore dell’innovazione incrementale nell’agritech: non è facile innovare con il trattore e l’aratro. Occorre innestare nell’agricoltura le migliori tecniche di management“, afferma Luigi.

“Ho mandato un messaggio su LinkedIn a Lorenzo Allevi, amministratore delegato della società di venture capital sociale Oltre Venture, raccontandogli l’idea. Lui mi ha risposto e nel giro di quattro mesi abbiamo costituito la società”. Sfera nasce così nel luglio 2016 con un seed iniziale da 150mila euro. Poi c’è un round importante da 7,5 milioni di euro proprio da Oltre Venture e da altri “angels”, tra i quali il Club degli Investitori di Torino. E lo scorso anno, precisamente nell’agosto 2017, il round da 11,7 milioni di euro con Iccrea Banca.

Oggi la serra, i cui lavori sono partiti nell’estate 2017, è completata nella quasi totalità. Di fatto la struttura si estende su tredici ettari, è in produzione e dà lavoro a 165 dipendenti. Il break-even è stimato a fine 2018 con un previsionale di fatturato per l’anno prossimo di 10 milioni di euro.La serra dei record: è la più grande in Italia

E se mettessimo all’opera in agricoltura tutte le migliori tecnologie disponibili? Questo il pensiero che frullava nella testa di Luigi, quando ha immaginato la costruzione di una serra high-tech, prima disegnandola su carta e poi ipotizzandola come impresa. E da subito l’idea è stata quella di puntare in grande. “È stato un punto imprescindibile: la serra bisognava crearla di grandi dimensioni per avere economie di scala sostenibili“.

La serra è nel comune di Gavorrano, ottomila anime nel grossetano. Tredici ettari di tecnologia: l’involucro è digitalizzato e l’irrigazione è gestita con aghi, quindi è di precisione. Un’eccellenza nel panorama dell’agritech europeo. “Stiamo ripensando l’agricoltura con le potenzialità della tecnologia. Con la nostra serra siamo a ciclo chiuso e non disperdiamo acqua, con un risparmio certificato del 90%”. Al centro di tutto c’è il pomodoro, datterino o piccadilly. “Ne produciamo per metro quadrato 30 chili all’anno e lo produrremo per tutto l’anno“.

Ad oggi Sfera serve i supermercati di Toscana, Lazio, Umbria, Sardegna e Campania. Ma a breve approderà anche in Lombardia e Piemonte. “Nei campi di pomodoro tradizionali si realizzano dieci chili in un metro quadrato all’anno, noi col datterino ne facciamo quindici e addirittura col pomodoro da salsa arriviamo a quaranta chili”.

Ma è il consumo di acqua a fare la differenza. “Per produrre un chilo di pomodori consumiamo attualmente solo 2 litri di acqua, contro i 75 del campo aperto. E di questi 2 litri la quasi totalità la recuperiamo dall’acqua piovana”.


Partire dai bisogni. Provando a soddisfarli

Non solo pomodori. Qui si coltivano anche insalate ed erbe aromatiche. E tutto viene monitorato con sistemi di controllo a distanza. L’ambiente è tutto controllato in remoto: clima, terreno, irrigazione, misurazione dell’umidità. È tutto affidato al computer e collegato alle stazioni meteo. Se arriva una folata di vento o il vento aumenta, la serra va in protezione e si chiude.

Poi c’è la componente umana, vale a dire quattro laureati in scienze agronomiche (chiamati da Galimberti “i grower di Sfera“) con esperienze pluriannuali nelle coltivazioni fuori suolo, quindi nella coltivazione idroponica.

Le 5 tendenze nell’agricoltura

Per mettere a fuoco il suo progetto, Galimberti è partito dalle cinque tendenze individuate dal Boston Consulting Group nell’agricoltura:

  1. la mancanza di risorse,
  2. la mancata digitalizzazione del comparto,
  3. il mancato allineamento tra domanda e offerta,
  4. la presenza sulla scena di un consumatore più attento e informato e
  5. la tendenza a passare dal prodotto all’esperienza.

Il percorso imprenditoriale della startup Sfera (arrivata a fatturare a un solo anno dalla posa della prima pietra) è partito dai bisogni specifici e non dalle idee. Questo, a detta di galimberti, ha fatto la differenza. “Penso che questa attenzione ai bisogni anche latenti possa essere un buon punto di partenza”.

Fonte: StartUp Italia