Una cabina di regia per boschi e foreste

Di   10 novembre 2017

L’emergenza incendi non finisce con la pioggia. Uncai chiede maggiore attenzione al patrimonio boschivo nella legge di bilancio e un piano di sviluppo della filiera agro forestale. 

ROMA – Ogni metro quadrato di bosco distrutto costa 20.000 euro alla collettività, ha stimato Feder.Agri. Dall’inizio dell’anno gli ettari andati in fumo sono stati 140.000, 3 volte quelli del 2016. Solo alla fine di ottobre ne sono bruciati 3000 in Valsusa, in Piemonte. “La più grande infrastruttura del Paese è verde, e sono i boschi e le foreste. Tutelare, valorizzare e gestire il patrimonio forestale è una responsabilità sociale, economica, ambientale e politica non più rinviabile di cui non c’è traccia nella bozza di legge di bilancio”, rileva il presidente di Uncai Aproniano Tassinari che aggiunge come in Italia il bosco sia passato dai 5,5 milioni di ettari del 1950 a oltre 10,4 milioni dei giorni nostri. “Ricopre il 34,7% del territorio nazionale, eppure si taglia soltanto il 24% degli accrescimenti annuali, contro una media europea del 56%. Questo fa dell’Italia uno dei maggiori importatori mondiali di legna, quando invece potrebbe sfruttare il suo ingente patrimonio forestale. Ciò che manca all’Italia è una coerente strategia nazionale per la bioeconomia e le agroenergie e stupisce che non ve ne sia traccia nella legge di bilancio”.

Valsusa in fiamme

I roghi in Valsusa dello scorso ottobre. Foto meteoweb.eu

Per ridurre l’import occorrono politiche industriali, agricole e forestali funzionali. “La multi dimensionalità del progetto coinvolge soprattutto gli agromeccanici, aziende per eccellenza multifunzionali, e diversi dicasteri. La valorizzazione del patrimonio forestale non può essere lasciata al solo ministero dell’ambiente, ma richiede una cabina di regia che deve essere affidata alla Presidenza del Consiglio”.

Nel settore forestale i contoterzisti ricoprono un ruolo cardine, anche in relazione alle popolazioni che si stanno allontanando dalle montagne e che si vorrebbe riportare in quei territori. “Dove la limitata redditività, la frammentazione fondiaria e la scarsa accessibilità hanno portato all’abbandono dell’agricoltura di montagna e pedemontana e alla silvicoltura, è essenziale il ricorso al contoterzismo e alla cooperazione al fine di raggiungere economie di scala adeguate”. Occorre attrarre investimenti e ridurre gli ostacoli burocratici in un settore che vale già 540 milioni di euro. “Per questo le Regioni dovrebbero svolgere quel ruolo di coordinamento che oggi manca fra agricoltori, contoterzisti e i settori della trasformazione d legno”, conclude Tassinari.

APPROFONDIMENTO

L’importanza di una strategia per la bioeconomia: curare e prevenire i “mali” del territorio

Incendi, dissesto e siccità interessano gran parte del territorio italiano, e spetta alle imprese agricole e agromeccaniche svolgere funzioni di presidio. Fondamentale il ruolo della meccanica agricola, in grado di offrire tecnologie adattabili o appositamente progettate per le manutenzioni. Abbiamo sentito sull’argomento il presidente di Uncai Aproniano Tassinari.

In una economia che si vuole sempre più verde, come valorizzare a pieno il ruolo trasversale del bosco e delle sue filiere produttive?

“La politica in questi ultimi anni sembra non curarsene. Le decisioni prese vanno in un’altra direzione. L’assorbimento del Corpo Forestale dello Stato nell’Arma dei Carabinieri e la soppressione delle Comunità montane in molte Regioni e delle competenze forestali in quasi tutte le Province hanno di fatto indebolito la “governance” del settore forestale. Parallelamente il cambiamento climatico, caratterizzato da lunghi periodi di siccità ed eventi climatici estremi, ha fatto emergere problematiche nuove in materia di tutela, salvaguardia, gestione e manutenzione del patrimonio naturale”.

Anno dopo anno il problema degli incendi o del dissesto idrogeologico si rinnova. Si rinnovano anche le risposte politiche, eppure miglioramenti anche sensibili non si vedono. Come mai?

“Alla prevenzione idrogeologica e antincendio, aggiungerei le nuove esigenze produttive e occupazionali da garantire anche nelle aree marginali e montane e gli obblighi internazionali assunti dall’Italia in materia di lotta e adattamento al cambiamento climatico, produzione di energia da fonti rinnovabili, conservazione della biodiversità, sviluppo sostenibile, commercializzazione e trasformazione dei prodotti forestali”.

I governi hanno però sempre ribadito l’importanza del patrimonio silvo-pastorale italiano e non ha mai fatto mancare interventi e politiche ad hoc.

“È così, ma è sempre mancato un sostegno finanziario reale. Per un migliore utilizzo delle risorse agroforestale a fini energetici e industriali, occorrono leve per attrarre gli investimenti. Il governo dovrebbe garantire un ritorno economico agli agricoltori. Solo con un’offerta sicura e costante di biomassa, la filiera inizierà a guardare al mercato interno e non all’import. Per raggiungere questo obiettivo è necessario però promuovere una maggiore interazione tra i diversi comparti coinvolti, da quello agro forestale, a quello chimico e quello energetico”.

Su che base si può promuovere una maggiore interazione?

“Il raccordo verticale tra operatori agricoli e industria di trasformazione legnosa e di produzione di biomassa legnosa per fini energetici è reso possibile dal ricorso a contoterzisti agroforestali professionisti, i soli in grado di monitorare la necessità delle industrie, contenere gli impatti ambientali e predisporre piani di assestamento su scala territoriale ampia”.

Quali altre funzioni ricoprono gli imprenditori agromeccanici in ambito forestale?

Ricoprono un’importante funzioni sociale, ambientale e di sicurezza sul lavoro, garantendo un idoneo presidio del territorio e un’adeguata dotazione di macchinari e attrezzature. Sono il pilastro non solo di un’agricoltura competitiva, anche di una silvicultura e una bioeconomia che produce reddito. Sono quasi 5.600 i comuni italiani in aree ad alto rischio idrogeologico e l’esperienza insegna che là dove interviene un contoterzista con il suo lavoro, le frane, gli incendi e le alluvioni diminuiscono. Inoltre, grazie ai contoterzisti, si innesca il ciclo virtuoso dell’utilizzo degli “scarti” delle foreste come biomasse”.

Qual è il saper fare portato dai contoterzisti?

“Incendi e dissesto idrogeologico si combattono con la prevenzione, vale a dire con interventi sistematici di manutenzione del territorio eseguiti con mezzi medroniccanici adeguati. Ogni tipo di fenomeno (crolli, debris, scivolamenti, colate, mudflow) e ogni tipologia di terreno (terrazzamenti, seminativi, pascoli, aree boschive) richiedono tecnologie meccaniche differenti e capacità di guida e di intervento che sono il grande patrimonio e il know how dei Contoterzisti. Senza pale meccaniche, trattori forestali, cingolati e semicingolati, terne, macchine scavafossi, mezzi per la cura degli argini e la canalizzazione delle acque, sistemi per la triturazione dei residui vegetali, attrezzature per la rimozione dei materiali pericolosi e oggi anche droni non è possibile effettuare interventi efficaci e fare una buona opera di prevenzione e difesa del territorio. L’industria della meccanica può offre una rosa molto ampia di mezzi specifici per la pulizia dei fossi, dei canali e dei cigli stradali, e per la realizzazione di interventi di manutenzione nei boschi, utili anche a garantire un approvvigionamento di biomasse utilizzabili nel settore energetico. Gli agromeccanici sono quel tipo di azienda multifuzionale in grado di mettere a sistema e usare al meglio e in sicurezza le tecnologie e mezzi meccanici adattati o appositamente progettati”.