PSR, la proposta di ripartizione dei fondi per il 21-22

Di   1 Aprile 2021

Il ministro delle politiche agricole Stefano Patuanelli ha presentato alle regioni la proposta con i criteri di ripartizione dei fondi Feasr 2021-2027. Sei regioni (Umbria, Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia) si oppongono alla revisione dei criteri di ripartizione, che non sarebbero più legati alla storicità della spesa. Le sei regioni sostengono di rappresentare il 60% delle aree italiane interessate dai Psr.

Le ragioni di chi dice sì

Per le 15 regioni favorevoli ai nuovi citeri di ripartizione, si tratta di “di una proposta di mediazione tra le due diverse ipotesi in campo: quella di 15 regioni italiane e province autonome, rappresentative di tutti i territori e governate da forze politiche differenti, che puntava su criteri oggettivi per l’assegnazione dei fondi ue e proponeva una mediazione, considerando anche in parte i criteri storici, e quella di altre 6 regioni, intenzionate a non abbandonare il metodo storico di riparto”, ha detto, per esempio, l’assessore all’agricoltura dell’Emilia-Romagna, Alessio Mammi.

La proposta di Patuanelli fatta alle regioni e province autonome prevede l’introduzione nel 2021 di un 30% di criteri oggettivi e il mantenimento del 70% dei parametri storici, per poi ribaltare le stesse percentuali nel 2022, ovvero un 70% di criteri oggettivi e un 30% di parametri storici. “L’Emilia-Romagna ha usato tutti i fondi della precedente programmazione ed è importante applicare questo modo di lavorare per distribuire alle imprese e alle filiere tutti i fondi a disposizione. Il sistema agricolo nazionale deve fare un passo avanti e deve dimostrare di essere responsabile e maturo per usare al meglio i fondi ue”, ha aggiunto Mammi.

Dello stesso avviso l’assessore all’agricoltura della Regione del Veneto, Federico Caner, che apprezza “la mediazione di assoluto buon senso tra le due posizioni emerse in seno alla Conferenza delle Regioni” del ministro Patuanelli.

Più trachant l’assessore regionale lombardo all’Agricoltura Fabio Rolfi: “Il criterio di storicità è da consegnare, appunto, alla storia. Non capiamo perché gli agricoltori di alcune regioni debbano continuare ad avere più risorse rispetto a quelli di altre regioni. Basti pensare che con i cosiddetti criteri storici difesi da solo 6 Regioni su 21, considerando le province autonome, queste regioni (Sicilia, Basilicata, Calabria, Umbria, Puglia e Campania) hanno percepito negli ultimi 20 anni il 48% dei fondi del secondo pilastro assegnati all’Italia. Solo la Sicilia ha avuto una disponibilità per il periodo 2014-2020 per il Psr di 2.2 miliardi di euro, pari al doppio di quello Lombardo”. Rolfi ha quindi aggiunto che con una ripartizione su oarametri oggettivi (roduzione lorda vendibile, superficie agricola utile, numero imprese) sulla base dei quali ripartire le risorse che sono stanziare dall’Europa per lo sviluppo rurale, la Lombardia riceverà “circa 48 milioni di euro in più”.

Le ragioni di chi dice no

“Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sicilia e Umbria da sole rappresentano il 60% delle aree italiane interessate dal Psr”, si legge nel documento ufficiale delle 6 Regioni. Si è espresso anche Nicola Caputo, assessore all’agricoltura della Campania: “Le ipotesi di riparto delle risorse Feasr per il biennio di transizione 2021-2022 appaiono ingiustificate, nonché ulteriormente penalizzanti nei confronti del comparto agricolo della Regione che rappresento (perderebbe oltre 153 milioni di spesa pubblica in due anni) con impatti preoccupanti sulla tenuta economico-sociale dei territori”, ha scritto l’assessore campano al ministro all’agricoltura Patuanelli. Posizione condivisa con gli altri assessori regionali all’agricoltura del mezzogiorno: Francesco Fanelli (Basilicata), Gianluca Gallo (Calabria), Donato Pentassuglia (Puglia), Toni Scilla (Sicilia) e Roberto Morroni (Umbria).

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