Rapporto Ismea sulla competitività dell’agroalimentare italiano

Di   26 Luglio 2018

Dai numeri dell’agroalimentare italiano tre considerazioni dell’Ismea: 1. L’agroalimentare è settore che – in particolare nella sua componente agricola – ha mostrato una grande tenuta economica e sociale nel corso della crisi e una buona capacità di ripartire per agganciare la ripresa. I segnali positivi sono stati numerosi. 2. Restano forti squilibri strutturali della filiera agroalimentare, dove la componente produttiva (imprese agricole e industriali) risulta pesantemente penalizzata, con margini molto (troppo) compressi rispetto a quelli della logistica e della grande distribuzione. 3. Il confronto con i principali Paesi europei (Francia, Germania e Spagna) mostra un gap sfavorevole ancora elevato in termini di strutture aziendali, di efficienza, di tecnologia e produttività.

  • 60,4 miliardi di euro il Valore aggiunto agroalimentare, (33 mld di euro dell’agricoltura, 27,4 mld dell’industria alimentare).
  • 219,5 miliardi di euro il Valore aggiunto del settore agroalimentare “allargato” (13,5% il peso sul PIL).
  • 753,8 mila imprese agricole e 71 mila imprese dell’industria alimentare (in totale, è il 13,5% delle imprese italiane)
  • 1 milione e 385 mila occupati nell’agroalimentare (5,5% degli occupati totali), di cui 913 mila nella fase agricola e 465 mila in quella industriale
  • 41 mld di euro le esportazioni di prodotti agroalimentari.
  • 160,1 miliardi di euro la spesa delle famiglie per prodotti alimentari e bevande (15% del totale)

ROMA – Il Made in Italy agroalimentare rappresenta 61 miliardi di euro di valore aggiunto, 1,4 milioni di occupati, oltre 1 milione di imprese e 41 miliardi di euro di esportazioni, indica il rapporto sulla competitività dell’agroalimentare italiano presentato da Ismea (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare).

Dal rapporto emergono altri importanti elementi: una migliore tenuta negli anni di crisi rispetto al sistema Italia, con il valore aggiunto dell’agricoltura stabile in termini di incidenza sul pil (2,1%) e una crescita dell’export in valore del 68%, pari al 9,2% dell’export totale italiano, per effetto di un tasso di crescita medio del 5,3% negli ultimi cinque anni contro il +3,4% delle esportazioni totali nazionali. tra gli elementi negativi evidenziati dal rapporto e che incidono sulla competitività, ci sono invece il maggiore decremento, dal 2007 al 2017, degli investimenti fissi lordi in agricoltura, scesi del 32,4% contro il 23% dell’intera economia, e la bassa incidenza degli investimenti sul valore aggiunto, passati dal 41,7% al 27,1%; ridimensionati in dieci anni del 28% anche i prestiti di medio-lungo termine in agricoltura.

Nella sua presentazione, il direttore generale di Ismea Raffaele BORRIELLO ha evidenziato l’analisi fatta da Ismea sulla catena del valore: “Ogni 100 euro di prodotto acquistato dal consumatore, l’utile è di 1,8 euro per l’agricoltore e di 1,6 per l’industria alimentare. Fino a qualche anno fa all’industria rimaneva una quota maggiore, che ora si è spostata a valle, verso la grande distribuzione, spesso di multinazionali, con un trasferimento di valore all’estero”. Nelle sue conclusioni, BORRIELLO ha indicato alcune azioni per rilanciare l’agroalimentare italiano, tra cui l’agevolazione di investimenti partendo dall’utilizzo completo dei fondi comunitari, “perché è insopportabile che non vengano spesi”; la redistribuzione del valore all’agricoltura “e ora pure all’industria, schiacciata dalla grande distribuzione, anche con aggregazioni di filiera e dell’offerta”; politiche di gestione del rischio per tutelare i redditi e per l’accesso al capitale fondiario.

“L’agroalimentare rappresenta più del 10% del pil nazionale, parlare di competitività del comparto significa quindi parlare di competitività dell’Italia tout court”, ha detto Enrico CORALI, presidente di ismea. Tra i punti
critici ci sono “gli squilibri strutturali che caratterizzano la filiera agroalimentare italiana e il confronto sfavorevole con la produttività dei principali partner europei”. per il presidente di ismea “competitività e equità sono due facce della stessa medaglia, per cui non e’ un paradosso dire che per rimanere competitivo il sistema deve sostenere le eccellenze, che sono motore di crescita e sviluppo”.

Per effetto della sua ristrutturazione Ismea è tenuta ad operare per tutta la filiera, è stato rimarcato. Tuttavia il rapporto non prende i considerazione i contoterzisti, ma solo le attività connesse delle aziende agricole.

DOCUMENTI ALLEGATI

Rapporto_competitivita_agroalimentare_italiano

Presentazione_Rapporto_competitivit__24.7.2018