Registri distribuiti tra agricoltori e terzisti

Di   17 Ottobre 2018

Nuove opportunità per agricoltori e contoterzisti che intendono investire insieme sulla blockchain per una tracciabilità qualificata e reale che parta dalla terra e non dagli scaffali.

ROMA – C’è anche la definizione dei registri distribuiti (blockchain) e un fondo di venture capital con cassa depositi e prestiti per investire nelle start-up innovative che utilizzino questa tecnologia a sostegno del made in Italy nel “decreto semplificazione” approvato dal consiglio dei ministri lo scorso 15 ottobre.

Ma cos’è il blockchain e che effetto può avere nell’agroalimentare? Possiamo definirlo una banca dati in tempo reale dove tutti gli attori della filiera lasciano una traccia informatica indelebile e non modificabile del lavoro svolto: dal campo allo scaffale del supermercato.

L’esempio Carrefour con gli agrumi

Carrefour Italia è la prima catena in Italia a parlare il linguaggio innovativo della blockchain sulla catena di fornitura e in particolare quella ortofrutticola. Dall’imminente campagna agrumi userà questa tecnologia per la tracciabilità di arance e limoni, mentre dall’inizio del 2019 si inizierà a ragionare sui pomodori e dall’inverno 2019 anche su mandarini e clementine.

Per il momento la piattaforma utilizzata da Carrefour Italia sarà messa a disposizione di tutti (ecloud) dove i fornitori coinvolti, caricheranno quotidianamente i dati relativi ad ogni cassa di prodotto inviato ma tra un anno dovrebbe vedere la luce il software esclusivo che sta sviluppando Carrefour Francia e che sarà utilizzato da tutta la rete distributiva internazionale.

Le informazioni che vengono immesse nella banca dati in tempo reale riguardano ogni aspetto del prodotto in vendita. Quando è stato piantato, quando è fiorito, quando è maturato, quando è stato raccolto, i capitolati, l’appezzamento da dove deriva, l’uso o meno di anticrittogamici, ecc.

Blockchain solo per la GdO?

In questo caso i dati sono di proprietà esclusiva di Carrefour, ciò non toglie che agricoltori ne contoterzisti possano organizzarsi insieme per usare la tecnologia attraverso una propria piattaforma informatica, smarcandosi così dal prezzo e dai brand della GdO, per valorizzare il proprio lavoro. Perché la qualità della filiera e del prodotto parte e arriva da loro. E il consumatore ne è consapevole.

IdentikEat, l’etichetta trasparente

Una start up che impiega gli strumenti informatici in un modo che piacerà di più ad agricoltori e contoterzisti rispetto a Carrefour è IdentikEat.  Enzo Notaristefano e Vincenzo Masciullo hanno messo a punto un algoritmo che è in grado di riunire in un unico luogo tutte le informazioni utili a scoprire l’origine del prodotto alimentare.

Il progetto, in fase di test, ha proprio l’obiettivo di rendere identificabili i prodotti di qualità, individuare tutte le materie prime e raccogliere tutte le informazioni, lungo la catena del valore, in un’ottica di trasparenza e tracciabilità. Nato dall’esigenza di uno dei due fondatori di avere il giusto riconoscimento per la qualità delle arance prodotte nella sua azienda biologica, il progetto non costringe il produttore a svolgere un lavoro aggiuntivo rispetto a quello svolto quotidianamente. “L’agricoltore già compila numerosi registri tra cui il cosiddetto quaderno di campagna, un registro che contiene tutti i dati necessari a conoscere con completezza il suo lavoro – spiega Notaristefano – il produttore è tenuto a compilare questo documento ma spesso lo fa utilizzando registri cartacei non valorizzando tutto il lavoro fatto. IdentikEat mette tutto in rete, fornendo anche al produttore l’occasione di semplificare il proprio lavoro informatizzandolo e creando un proprio sito con tutte le informazioni sul suo prodotto”. I piccoli produttori, in sostanza, utilizzando IdentikEat potranno anche crearsi una vetrina ad hoc senza bisogno di ulteriori consulenze.

Come funziona Identikeat

Identikeat utilizza dunque una base di dati già esistenti e le mette in rete fornendo un servizio sia al consumatore che al produttore. “Il funzionamento avviene attraverso QR code. Con una scansione il cliente potrà consultare un’etichetta unica, davvero ricca di informazioni e scoprire anche la biodiversità, il terroir, il fertilizzante utilizzato per concimare il terreno da cui sono nate le fragole e conoscere dati alla mano di che cosa si sono nutrite le galline che hanno prodotto le uova che finiscono sul banco del supermercato”. L’idea è anche quella di creare una community di persone che mettano in comune conoscenze per creare valore. “Il vantaggio per il produttore è proprio quello trasformare un gesto burocratico in valore aggiunto per la propria azienda, dando inoltre un servizio al consumatore”.