Un ruolo nuovo per il mondo scientifico

Di   20 Maggio 2020

L’appello di Giuliano Oldani all’università e alla ricerca per misurare scientificamente l’incidenza economica della burocrazia italiana

Giuliano Oldani

“Aria di crisi? Per niente. Se parliamo di digitalizzazione della filiera agroalimentare italiana, scordatevi pure questa parola. E non è poco, in un Paese proclamato a rischio di declino, che negli anni ha perduto interi settori industriali, dall’automotive all’apparecchio domestico, e cronicamente all’inseguimento dei migliori per le tecnologie digitali”. Cosi scrivevano i responsabili scientifici dell’Osservatorio Smart AgriFood Alessandro Perego e Marco Perona negli Atti del convengo “Il digitale è servito” andato in onda solo su internet lo scorso aprile, vista l’impossibilità di incontrarsi a causa del covid-19.

In settimana il presidente dei Contoterzisti di Milano, Lodi, Como e Varese e Consigliere Uncai Giuliano Oldani ha preso carta e penna (si fa per dire, perché oggi si fa tutto con il computer) per scrivere ad Alessandro Perego che oltre a essere responsabile scientifico dell’Osservatorio Smart AgriFood rappresenta anche la School of Management del Politecnico di Milano.

Perché? Perché la sburocratizzazione digitale, dopo averci appena sfiorati nelle settimane durissime delle chiusure sanitarie forzate, ci sta abbandonando. Anzi, sembra quasi che i famosi apparati di Stato cerchino di replicare su internet la complessità e assurdità delle procedure burocratiche. Insomma, una presa in giri. Stiamo assistendo a una smaterializzazione delle scartoffie, che però restano tali e tante, troppe.

Nella lettera Oldani propone di studiarla questa burocrazia, pesarla e (aggiungiamo utopisticamente) chiederle i danni.

C.A. prof. Alessandro Perego

è difficile per un’impresa italiana essere concorrenziali a quelle degli altri Paesi europei, la disparità sta soprattutto nella burocrazia italiana e nella giungla di centinaia di migliaia di leggi che rendono paludoso ogni tipo di percorso. Siccome ho collaborato con l’Osservatorio Smart Agri Food (Filippo, Damiano, Maria…) so che quello che state sviluppando per diffondere la cultura digitale (internet of things, 4.0) è un lavoro da considerare come la via maestra da seguire.

Manca da parte delle Università uno studio sui danni che si arreca all’economia italiana da parte dei nostri governanti quando perseverano sull’aumento della burocrazia sul tessuto sociale in genere e sulle imprese italiane in particolare.

Occorrerebbe uno studio del Politecnico dove si paragonino i sistemi di Paesi come la Svizzera o il Canada con quello sistema italiano. Iniziando magari anche dall’ordinamento giuridico romano che sembrava il migliore ma che ora si dimostra farraginoso. Non è interferenza (politica) ma è voler fornire strumenti tecnici per meglio governare.

Uno studio che faccia capire che, al di là del colore politico, quello che conta è il benessere delle persone, dell’ambiente e dell’economia. Alcune scelte si ripercuotono negativamente su tutta la società.

Ricordiamoci tutti quanti che il decadimento di una società parte dai costumi, dalla cultura di un popolo. Senza fare politica, l’ambiente scientifico deve dimostrare che solo alcuni comportamenti sono virtuosi altri sono dannosi (troppa burocrazia) al progresso di un Paese. Uno studio del genere permetterebbe di dare tecnicamente degli incapaci ai nostri governanti degli ultimi 40anni. Draghi è stato un uomo che ha saputo fare scelte giuste, ora stanno distruggendo l’Europa.

Le invio una mia riflessione che ho pubblicato insieme ad altre, con la presunzione di risvegliare le coscienza di chi vorrebbe una classe politica (che non c’è) più competente.

IMPRESA FULCRO DELL’ECONOMIA o (per la burocrazia) NEMICO DA ABBATTERE?

Il concetto che la ripresa economica deve avvenire accantonando la burocrazia e la giungla di leggi che frenano la capacità produttiva delle imprese, non sfiora minimamente la testa dei nostri governanti.

Anzi si sono inventati (Inail) anche la responsabilità dell’impresa qualora un suo lavoratore si contagi con il Coronavirus, passandolo come fosse un infortunio sul lavoro.

L’Inail (elefante) potrebbe fare rivalsa e pretendere che l’impresa (formica) dimostri la non responsabilità.

Ogni lavoratore ha tante possibilità di contagiarsi a seconda del suo comportamento virtuoso o meno. Dopo l’orario di lavoro, che riguarda un terzo della sua vita sociale, ha la possibilità di incontrare persone infette ed infettare anche altri suoi colleghi!

Eppure si vuole cercare la responsabilità nell’Impresa da penalizzare!

Cosa deve fare l’imprenditore per difendersi? Sentito il suo consulente, farà firmare ai lavoratori una “paccata” di documenti, per la maggior parte inutili.

Più carta produce più si tutelerà!

Così facendo dimostrerà (ai burocrati) che avendo usato tutte le misure di prevenzione non è responsabile. Quindi un aumento di burocrazia in un momento dove dobbiamo dimostrare il contrario ovvero che siamo tutti “SMART” (innovativi, intelligenti e responsabili).

Con stima

Giuliano Oldani