I big data sono tra noi

Di   24 ottobre 2018

Image Line ad Eima ha organizzato un convegno per spiegare in maniera semplice cosa sono i big data: BolognaFiere, Sala Quadriportico, 8 novembre 2018. Articolo di Giulia Romualdi.BOLOGNA – C’è chi ne è un po’ spaventato e intimorito e chi ancora non ha ben capito cosa sono e perché è importante utilizzarli, ma “la grande rivoluzione dei big data è già in essere”.
Così Cristiano Spadoni, responsabile marketing e comunicazione di Image Line, azienda che dal 1988 si occupa di servizi per l’agricoltura, parla di quello che sarà il futuro del settore.

E proprio durante Eima International 2018, l’esposizione internazionale di macchine per l’agricoltura e il giardinaggio, che si svolgerà presso BolognaFiere dal 7 all’11 novembre prossimi, Image Line ha deciso di organizzare il convegnoDati & Agricoltura – più reddito, più efficienza, più tracciabilità”.
Obiettivo: parlare e spiegare in maniera semplice ed intuibile per tutti, i vantaggi, le esperienze e le soluzioni concrete dell’agricoltura 4.0. Perché gli strumenti esistono già, ma per coglierne le opportunità ed i risultati sperati, i dati devono essere organizzati e l’obiettivo che si vuole raggiungere deve essere ben chiaro.

Il convegno, che si svolgerà giovedì 8 novembre dalle ore 14.15 alle ore 16.00 presso la Sala Quadriportico, Centro servizi (Piano terra), vede come content partner l’Osservatorio Smart AgriFood del Politecnico di Milano – Università degli studi di Brescia e come media partner Macgest, il portale web di Image Line dedicato alle macchine agricole, Unacma Life, l’house organ dell’Unione nazionale dei commercianti di macchine agricole, e la stessa AgroNotizie.

Per i partecipanti al convegno è riservato l’ingresso omaggio in fiera il giorno 8 novembre, basta registrarsi a questo link.

Ma partiamo dall’inizio, cosa sono i big data?
“Potremmo definire i big data come dei dati enormi, straordinariamente grandi. Straordinari perché è straordinariamente grande la mole di questi dati che non possono risiedere, oggi, su uno dei nostri smartphone o su uno dei nostri computer. Magari non sarà così tra dieci anni, ma ad oggi l’interpretazione e l’uso di questi richiedono una capacità di elaborazione particolarmente importante”, ha affermato Cristiano Spadoni.
“Dati che hanno anche una forma diversa da quella a cui siamo abituati a pensarli: i big data non sono solo tabelle di numeri, possono essere foto, immagini, video, e-mail, scambi di messaggi sui social network, o condivisioni di informazioni tra macchine, per esempio tra trattori e attrezzature”, ha continuato Spadoni.

E con l’agricoltura cosa c’entrano?
“I big data analytics c’entrano e molto anche nell’agricoltura perché qualsiasi business è basato su decisioni e le decisioni si basano sulle informazioni. Tanto più ho migliori informazioni e le so elaborare con efficienza ed efficacia, tanto più otterrò risultati migliori secondo i miei obiettivi” ha affermato Filippo Renga dell’Osservatorio Smart AgriFood del Politecnico di Milano, che sarà uno dei protagonisti del convegno.

La filiera AgriFood che genera tanti dati (Fonte foto: Osservatorio Smart AgriFood) Clicca sull’immagine per ingrandirla

Chi sono i soggetti che utilizzano maggiormente i big data? E quali ostacoli incontrano nell’utilizzo?
“In questo momento gli attori del mondo AgriFood che utilizzano i big data analytics sono principalmente alcune aziende di maggiori dimensioni, ma non mancano anche piccole realtà che hanno avviato un percorso positivo. Le potenzialità sono per tutti perché sono numerosi i vantaggi che si hanno: decisioni di business più accurate, veloci ed efficienti” ha raccontato Renga ad AgroNotizie.
“Per quanto riguarda gli ostacoli, l’innovazione di per sé è un ostacolo: servono competenze nuove e cambiamenti negli assetti attuali”.Ma visto che ancora oggi molti sono un po’ spaventati da questa enorme mole di dati, focus del convegno di Image Line saranno sia i dati che i big data.

E che differenza c’è?
“Definire le tre caratteristiche principali dei big data ci può aiutare a capire quale può essere la differenza. Possiamo prendere in considerazione le tre V: volume, variabilità e varietà. Sicuramente la V principale è volume, cioè l’entità particolarmente ampia di big data. I soli trattori in Italia generano oltre 1 milione di Gigabyte in un anno (Fonte: Osservatorio Smart AgriFood – Politecnico di Milano). La seconda V sta per variabilità: questi dati vengono prodotti in vari momenti nel corso, ad esempio, della giornata di lavoro nell’ambito di un’azienda agricola. Una macchina agricola come uno spandiconcime con tecnologia VRT (rateo variabile) basata su sensori, per esempio, può raccogliere in tempo reale una serie di informazioni che potrebbe essere correlata con dati meteorologici scaricati e monitorati ogni ora, per comprendere lo stato delle unità produttive e le situazione ambientale nel preciso momento in cui è stata fatta la lavorazione” ha affermato Cristiano Spadoni.

“La terza V è la varietà, forse uno dei concetti più importanti. Come accennato prima, infatti, i dati possono essere di tipologie diverse, come file audio o file di testo, video, messaggi, scambi sui social network, e provenire da fonti diverse (trattore, mietitrebbia, satelliti che producono dati meteo). Varietà di fonti e non solo una varietà di formati.

“Ecco quindi – ha concluso il responsabile marketing di Image Line – che ‘la rivoluzione dei dati‘ sarà sempre impattante quando avremo in mano strumenti che consentano di confrontarli e raccoglierli in un unico punto, a portata di mano per l’agricoltore o l’operatore. Potremo così, questo l’obiettivo finale, delineare in maniera chiara quello che è, per esempio, lo stato di un campo agricolo e soprattutto creare un sistema di supporto decisionale per utilizzare questi dati al fine di fare le scelte giuste”.

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Fonte: Agronotizie

Autore: Giulia Romualdi